23 settembre 2019

Qualche tempo fa, preparando la relazione per gli Atti del Convegno intitolato  La più utopica delle utopie: il Paese di cuccagna, Convegno che si tenne ad Andora il 20 e 21 ottobre del 2018 e nel quale avevo parlato della Storia vera di Luciano di Samosata, ho avuto occasione di rileggere la traduzione, che delle opere di questo autore pubblicò tra il 1861 e il 1862 Luigi Settembrini. Un’utile e proficua rilettura, che mi ha riservato una piccola sorpresa: un saggio dal titolo “Περὶ τῆς Ἀστρολογἰας” e cioè “Sull’astrologia”.
Qualche breve nota su Luciano, autore più che conosciuto:
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Luciano di Samosata
Incisione di William Faithhorne
tratta da J. Dryden, The Works of Lucian, v. I,
London, Sam Briscoe, 1711

 

Nacque intorno al 120 a Samosata, capitale della Commagene di Siria. Dopo un vano tentativo di dedicarsi alla statuaria si diede allo studio della grammatica e della retorica, apprese perfettamente la lingua greca ed esercitò fino al 155 la professione di oratore itinerante, dall’Asia Minore all’estrema Gallia. Fu poi avvocato in Antiochia di Siria dal 155 al 158 e in seguito ambasciatore a Roma. In questo torno di tempo il suo spirito irrequieto lo portò ad abbandonare la retorica e ad avvicinarsi alla filosofia, senza tuttavia appoggiare mai nessuna corrente in particolare, pur provando maggiori simpatie per l’epicureismo e la scuola cinica (e al contrario una costante insofferenza per lo stoicismo). Tornò ad Antiochia dal 160 al 162, fu poi in Egitto dal 173 a 176 in veste di archistator praefecti Aegypti (una sorta di cancelliere) e dopo questo incarico, si stabilì ad Atene, dove morì dopo il 180. Imponente il corpus che ci è pervenuto sotto il suo nome: 80 opere – una decina delle quali spurie o gravemente sospette – che spaziano su generi ed argomenti assai diversi, ma sono caratterizzate tutte da una critica costante delle scuole ufficiali e delle opinioni comuni.

Quanto allo scritto sull’Astrologia, che riproduciamo in fotocopia, esso non andrebbe attribuita a Luciano secondo Settembrini, che fu professore di letteratura italiana nel 1860 presso l’Università di Bologna, presso quella di Napoli dal 1861 in avanti e che dell’Ateneo napoletano divenne poi anche Rettore. Si tratterebbe di opera spuria, in quanto scritta in dialetto ionico, al contrario delle rimanenti, che lo sono in puro dialetto attico; in essa inoltre troviamo un elogio dell’astrologia, che viene ritenuta a torto scienza bugiarda e inutile. Questo sembrò strano a Settembrini, in quanto Luciano era per sua stessa natura contrario ad ogni forma di fede o credo. Andrebbe quindi attribuita ad uno Pseudo-Luciano. Come che sia, siamo di fronte a una breve piacevole lettura, che mostra come l’ars avesse seguaci ed estimatori tra l’antichità di lingua greca.
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